india

quando siamo stati in india non avevamo ancora il blog, però scrissi qualche email, anzi lunghissime email, ad amici e parenti descrivendo quale posto incredibile fosse appunto l’india.

qui vi riporto il racconto fatto in 5 ore di attesa presso un aeroporto.

India on the road/bus/rail/air

Ciao a tutti ragazzi,

Come ve la passate?

Di solito non scrivo mai email come questa, ovvero descrizione infinita di cosa ho fatto in vacanza, ma questa volta sono rimasto veramente colpito da molte cose e quindi vorrei condividere queste sensazione con tutti voi.

Vi preannuncio che questa email sara’ abbastanza lunga, quindi chiedo scusa a chi non la vuole leggere e non vuole “spam” nella propria casella postale :-)

Per chi non lo sapesse, questa estate abbiamo deciso di farci 3 settimane in India. L’itinerario prevedeva arrivo a Bombay, viaggio verso il nord, Delhi, Agra e Jaipur, viaggio all’estremo sud e risalita della costa occidentale fino a Bombay.

Da ingegneraccio maledetto che sono avevo programmato tutto nel minimo dettaglio ma poi, una volta arrivato, ho capito che programmare non serve veramente a niente, tanto tutti i programmi saltano e tanto vale prendere la vacanza alla giornata accettando di buon umore tutti gli inevitabili imprevisti che capitano, e sappiate che ne capitano di tutti i colori!

In generale l’India e’ un paese pieno di contraddizioni da tutti i punti di vista e questo puo’ seriamente disorientare chi la visita per la prima volta.

La poverta’ e’ disarmante, la burocrazia farebbe impazzire anche il peggior burocrate russo, la calca umana a volte e’ talmente fastidiosa che compiere anche il piu’ semplice compito diventa un’impresa da eroe! E aggiungerei gli odori fortissimi, la sporcizia, il traffico disumano.

Tutto questo puo’ sicuramente mettere a dura prova la vacanza e l’animo del viaggiatore, ma se prese nel giusto verso, ovvero come possibilita’ di comprendere cultura e abitudini anni luce diverse dal mondo occidentale, allora la cosa cambia del tutto e la vacanze si arricchisce di esperienze uniche.

Vi descrivo quello che abbiamo passato dal 5 agosto ad oggi, quindi se volete andate pure avanti a leggere!

5-6 agosto
Arriviamo a Bombay nel mezzo della notte, all’1.20 con volo Alitalia.
Usciamo dall’aeroporto e abbiamo subito il primo impatto con il clima monsonico e con la poverta’ tanto descritta dai libri.
Acquazzone e mendicanti che ci chiedono la carita’ sono subito oltre la porta scorrevole dell’aeroporto.
Ci dirigiamo verso i taxi pre-paid e ci facciamo accompagnare nell’hotel che avevo preventivamente prenotato via internet dall’Italia.
Dal primo semaforo rosso, fino all’ultimo ci si avvicinano bambini vestiti di niente, sotto la pioggia, che ci bussano al vetro del taxi e ci chiedono qualche rupia per mangiare. Non parlano inglese, ma il senso si capisce subito quando fanno cenno con le mani che non hanno niente da mangiare.
Altra scena abbastanza toccante e’ quella di un bambino di 4-5 anni vestito solo con un paio di pantaloncini, che al semaforo rosso fa il ponte e la ruota tra le macchine, sotto la pioggia per qualche rupia.
Molti mi hanno dato consigli su come comportarmi in questi casi, ovvero non fare troppa carita’ perche’ altrimenti vieni circondato da mille persone che ti chiedono la stessa cosa, ma quando ti trovi di fronte situazioni come quelle i consigli purtroppo valgono veramente poco.
Abbiamo visto scene, che poi successivamente vi descrivero’, che mi hanno veramente toccato, livelli di poverta’ che non avevo mai visto prima se non in tv.
Insomma arriviamo nell’hotel, io con in mano il mio bel foglio stampato da internet che inziava con “We are pleased to confirm your reservation…”. Mi presento alla reception e il tipo mi da la catastrofica notizia. Siamo in waiting list e l’albergo e’ pieno.
Cerco di capire cosa fosse successo, in fin dei conti il mio foglio parlava chiaro. Il tipo parla pochissimo inglese, riesco a capire che lui e’ solo il guardiano e che i manager arrivano il giorno dopo.
Insomma non c’e’ niente da fare, l’albergo e’ pieno e noi siamo a Bombay alle 2 di notte senza una stanza.
Lascio Carlotta la’ e comincio a cercare un hotel libero… tutti pieni, sembra che sia un periodo di festivita’ per tutti gli Arabi e molti vanno a Bombay.
Alla fine trovo un hotel, gli dico che sto per portare le valigie, vado a riprendere Carlotta, torno nell’hotel ma e’ pieno! Non ci posso credere!
Ci troviamo nel mezzo del nulla con tutte le borse senza sapere dove andare.
Allora usciamo e ci facciamo portare da un tipo losco in una guest house al quarto piano di un palazzo malridotto. Per arrivare in questo posto camminiamo tra pozzanghere, persone buttate per strada, bambini che ci fermavano per chiedere la carita’… una scena che non dimentichero’ mai e’ quella di una persona buttata per terra che dormiva e nella notte non capivo bene ma sembrava che avesse una gamba all’altezza della faccia. In realta’ poi ho capito che stava dormendo abbracciato alla sua protesi per paura che gliela rubassero.

Nella guest house non c’era posto e poi c’era una puzza di marciume che dava allo stomaco. Proviamo in un’altra guest house e la scena che mi si presenta davanti non preannuncia niente di buono. Due persone buttate a terra nella “reception” che dormivano, un bagno alla turca in comune che emanava un odore terrificante, una camera con le lenzuola grigie dalla sporcizia. In piu’ ogni 30 secondi esce un indiano che ci circonda. Alla fine siamo accerchiati da 8 indianini.

A questo punto sono abbastanza giu di morale, sono le 2 di notte, siamo stanchissimi, siamo nel mezzo del nulla in un palazzo circondati da indiani e ho paura che questi ci inculino l’impossibile appena arrivati, quindi come se niente fosse non me li filo di pezzo e esco dal palazzo sperando che non mi seguano. Blocco un taxi e gli chiedo di portarmi in un hotel della zona in macchina.

Ci porta in questo hotel ma anche questo e’ pieno. Allora chiediamo se ci possono consigliare un altro hotel libero. Fa un paio di chiamate e alla fine troviamo un hotel decente e soprattutto con una camera. Per la cronaca sono le 3.40.

6 agosto

Finalmente Bombay!
Finalmente? Bombay mi delude molto, o meglio mi trovo quello che mio padre che c’e’ stato piu’ volte mi ha raccontato. Non c’e’ niente da vedere, ma veramente niente. In piu’ in questo periodo ci sono i monsoni, quindi pioggia a secchiate ininterrotta dalla mattina alla sera. Siamo bagnati come se fossimo entrati in una doccia. E’ vero abbiamo il k-way ma serve a ben poco con questo tipo di pioggia. Siamo umidi tutti il giorno e le cose non si riescono ad asciugare la notte.
E’ incredibile quanta pioggia, sembra di stare nel film “Blade runner”!
C’e’ traffico, si, ma niente paragonato a quello che ci aspetta nei prossimi giorni. Sara’ la pioggia, sara’ la giornata festiva, ma il traffico non e’ niente di particolare.
Cosa abbiamo visto a Bombay? Un museo, l’India Gate e qualche bazaar, il tutto sotto una pioggia incessante.
Bombay non mi lascia molto se non tutti i vestiti bagnati.
In realta’ mi lascia la visione di un paese estremamente povero con bambini che ti fermano ad ogni angolo di strada, madri che lavano i propri figli con l’acqua dello scarico che fuoriesce da un palazzo, persone mutilate che si muovo a fatica tra sporcizia, pozzanghere e fango.

Insomma il primo impatto con questo paese e’ veramente molto ma molto forte.

7 agosto

Oggi siamo diretti a Delhi con il treno notturno. Ci vogliono ben 17 ore di treno (sono 1500 km) e quindi ci siamo presi la prima classe con cuccetta. Non per fare lo sborone, avrei preso anche la classe 2AC ma non sapendo bene come funzionasse ho preferito viaggiare sereno.
Nella stazione assistiamo a delle scene di poverta’ veramente estreme.
Persone che fanno pipi’ e cacca sui binari e sugli stessi binari i bambini che cercano qualche avanzo per mangiare qualcosa, il tutto tra sporcizia e topi che fanno festa.
Inoltre in stazione ci sono persone buttate dovunque, non badano neanche di trovare un posto asciutto, si buttano per terra e dormono o bivaccano.
In treno viaggiamo insieme ad un indiano che sembra muto. Non ha scambiato 2 parole con noi per 17 ore… forse gli stavamo sul cavolo!
Il servizio a bordo del treno e’ eccellente! Siamo serviti e riveriti come pascia’. Ci portano lo spuntino, il the’, la cena, lo spuntino prima di dormire, la colazione… insomma servizio a 5 stelle. Si offrono addirittura di rifarci il letto con le lenzuola che ci hanno fornito. Mi sembra veramente eccessivo, ci rifiutiamo e ce lo facciamo da soli.

8-9 agosto

Arriviamo a Delhi finalmente, la mattina alle 9.
Non ci possiamo credere ma c’e’ il sole fuori! Il sole!!!! Per noi e’
incredibile, non avevamo visto che pioggia e solo pioggia.
Delhi si presenta in modo molto diverso da Bombay o forse siamo anche noi di un altro morale. Visitiamo le varie tappe turistiche, veramente molto belle (tombe, moschee, parchi), facciamo qualche spesa nei vicoletti pieni di bazaar.
Qui il traffico e’ veramente senza alcun tipo di regola. Come dice bene Davide, il traffico di Roma paragonato a questo traffico e’ una parata militare, io aggiungerei una parata militare nazista. Ragazzi, sono stato in diversi posti con il traffico impazzito (Bangkok,
Damasco…) ma traffico come c’e’ a Delhi non l’ho mai visto.
Inanzitutto tutti, ma dico tutti, suonano senza motivo: strada completamente libera, tu sei sul marciapiede e loro ti suonano! Ma ti suonano con ogni mezzo, dal camion, alla macchina, al tuc tuc, alla bicicletta. Veramente senza senso!
E poi non rispettano i sensi di marcia, i sorpassi sono degni da spettacolo del circo Togni, vanno contromano su strade della stessa grandezza della Colombo a Roma.
I tuc tuc poi meritano un capitolo a parte. Chi e’ stato in asia capira’ bene di cosa parlo. Non hanno regole di nessun genere, ingranano la prima e partono anche se non hanno ancora capito dove vuoi andare, fanno dei sorpassi che tu pensi di morire schiacciato da un camion o da una vacca (ah si, mi ero dimenticato, tra i vari mezzi presenti nelle strade ci sono anche vacche e maiali senza padrone).
Insomma Delhi e’ una bellissima citta’, caos e traffico sono onnipresenti ma nei siti turistici regna la calma e la natura.
Il 9 agosto poi ho festeggiato il mio compleanno con attacco di diarrea! Insomma Montezuma si presenta sempre in questi viaggi ed e’
abbastanza normale! L’ho sconfitto in 24 ore a base di Bimixin ;-)

10-11 agosto

Da Delhi in treno ci dirigiamo ad Agra, 2 ore su un treno ad una temperatura che sfiora i 0 celsius! Fa un freddo sui treni indiani che sembra di fare la transiberiana.
Agra e’ famosa per la presenza del Taj Mahal, una tomba fatta costruire da un imperatore in onore della moglie che mori’ dando alla luce il 14esimo figlio. E’ veramente breath-taking, come direbbero gli americani, e’ una struttura enorme, bellissima, in marmo, con incisioni di vario genere. Veramente il biglietto da visita dell’India all’estero!
Il giorno dopo ci dirigiamo nella citta’ di Fatehpur Sikri, citta’
abbandonata per via della siccita’. Prendiamo un pulmino che dovrebbe contenere 25 persone ma poi contando siamo in 42. Una calca di persone una sopra all’altra, fa caldo, si suda, non c’e’ aria, la gente (e forse anche noi) puzza! In 2 ore siamo in questa citta’ veramente molto bella. Per raggiungerla pero’ dobbiamo attrraversare a piedi una discarica e credetemi, pur essendo abbastanza forte di stomaco, mi sono dovuto spalmare il balsamo di tigre sotto al naso, l’odore e’
nauseante.

12-13 agosto

Arriviamo a Jaipur dopo 4 ore di treno.
In stazione assisto ad una scena comica. Per terra alle 6.15 di mattina c’e’ un tipo che dorme. Alle 6.30 si sveglia, piega il cartone su cui aveva dormito, lo mette in un carretto pieno di banane, fa pipi’ sui binari, si stiracchia, scatarra per terra e apre il carretto. Cosi’ comincia la sua giornata di venditore di banane alla stazione!
A Jaipur troviamo una stanza che e’ grande quanto il letto. Vi giuro tra il letto e il muro c’e’ un palmo della mia mano.
L’albergo e’ molto carino, curato nei minimi dettagli e i gestori sono persone squisite.
Jaipur e’ la citta’ rosa perche’ un imperatore fece dipingere tutti i palazzi di rosa (il colore del benvenuto) in occasione della visita del re d’Inghilterra.
Jaipur e’ molto carina, il traffico e’ ai livelli di Delhi, ma qui c’e’ anche la variabile dei cammelli in giro per le strade. Ci sono moltissimi bazaar e qui Carlotta da il meglio di se stessa tra il comprare e il barattare. Ci sono trattative che vanno avanti per mezzora per spuntare lo sconto di 100 rupie, ovvero 1,60 euro, assurdo!
A Jaipur assisto a delle scene che definirei “strane”. Molti ragazzi girano mano nella mano, come se fossero gay. Poi mi si avvicinano e mi chiedono se posso fare una foto con loro. Non capisco bene il perche’.
Questa scena mi si ripresenta molte volte, alla sesta volta pero’ mi rifiuto di fare la foto… non vorrei apparire su www.gay.co.in il giorno dopo ;-) Non ho capito bene se fossero veramente gay o fosse un modo loro di fare, anche perche’ leggendo in giro i gay non sono accettati per niente dalla societa’ indiana e loro mi sembravano alquanto sfacciati!
Bah preferisco rimanere con il dubbio!

14 agosto

Da Jaipur in treno torniamo a Delhi. Carlotta si sente male di brutto, diarrea e vomito. Anche per lei e’ arrivato Montezuma. Il problema e’
che ha la febbre alta e che non ha le forze. In questa giornata dobbiamo girare come dei pazzi. Treno da Jaipur a Delhi, tuc tuc per l’aeroporto, aereo Delhi-Bombay-Trivandrum, tuc tuc per Kovalam.
Insomma mi carico di tutti i bagagli durante gli spostamenti, sudo come non mi succedeva dalla finale al Circo Massimo dell’italia… arriviamo nel pomeriggio nell’estrema punta Sud dell’India, a Kovalam nello stato del Kerala.
Carlotta piano piano si riprende, ha ancora la febbre ma almeno non delira piu’.
In serata decidiamo di fare un massaggio ayurvedico per riprenderci un po’. Andiamo in questo resort veramente di lusso dove fanno massaggi di tutti i tipi.
Decidiamo per un full body massage fatto con mani e piedi. Ci portano in questo mini bungalow dove ci inzuppano di olio su tutto il corpo.
Il tipo mi chiede di togliermi i vestiti, rimango in mutande ma mi dice che devo essere nudo e aggiunge “any problem sir?” beh ho pensato che qualche problema ce l’avevo ma se si usa cosi’ mi adatto… Mi comincia a massaggiare da seduto la schiena, poi mi fa sdraiare a pancia in sotto (e culo all’aria) e appendendosi ad una corda che usciva dal tetto comincia a massaggiarmi con i piedi tutto il corpo.
Devo dire che la sensazione e’ piacevole anche se mi fa un po’ effetto essere toccato da un altro tipo sul culo con i suoi piedi… arriva il momento fatidico, mi chiede di girarmi. A questo punto non ce la faccio e gli dico che mi rimetto le mutande, sinceramente l’idea di stare nudo a pancia in su con questo indiano che ti schiaccia appeso ad una corda non mi alletta molto. Trattiamo e alla fine mi da un paio di mutande di carta. Ci posso stare… il massaggio alla fine risulta ottimo e Carlotta (che allo stesso tempo era in un altro bungalow) si rimette del tutto e non ha piu’ la febbre.

15 agosto

Da Kovalam ci spostiamo a Kollam via Trivandrum (3 ore di pulman in un traffico senza precedenti, considerate che distano 60 km) da dove partono delle stupende crociere che da Kollam portano a Aleppey attraverso dei canali interni.
Cerchiamo di affittare questa house boat, le barche che in 24 ore ti portano da una destinazione all’altra. Dopo una trattativa estenuante di 2 ore ci troviamo con altri 2 italiani che vogliono fare lo stesso giro. Insomma alla fine siamo in 4 a fare una crociera che poi si rivela fantastica.

16 agosto

Si parte con la house boat da Kollam. La house boat e’ veramente molto carina, fatta in legno e bambu’ con 2 camere e bagni separati. Lo scenario che ci si presenta e’ davvero unico, si viaggia su queste acque chete tra i villaggi di pescatori, palme, risaie, bambini che fanno il bagno. Insomma 24 ore di puro relax dove di riesce veramente a trovare la pace dei sensi.
Purtroppo la notte non sa di molto relax. Piove a dirotto (anche qui ci sono i monsoni come a Bombay) e comincia ad entrare l’acqua in camera che era riuscita a sorpassare due strati di legno e uno strato di telo cerato. In piu’ ci sono delle zanzare modello elicottero della finmeccanica. La notte mi distruggono, vado letteralmente ai pazzi.
Alle 5 per disperazione esco dalla camera e vado sul patio in cerca di vendetta e comincio ad uccidere tutto quello che vola nel raggio di 1 metro da me.
Finalmente arriva la mattina e la barca arriva ad Aleppey.

17-18 agosto

Non ci fermiamo ad Aleppey ma procediamo verso Nord a Fort Cochin con il bus. Arriviamo a Cochin la sera e troviamo un albergo che e’
veramente un cesso. Alla fine riusciamo a farci ridare i soldi e a trovare una stanza decente in un posto vicino.
Fort Cochin e’ veramente una localita’ deliziosa. Per la prima volta riusciamo a rilassarci un po’. Andiamo in giro in bicicletta, osserviamo i pescatori delle reti cinesi pescare il pesce, assistiamo ad uno spettacolo del Kathakali (danza particolare di questo stato).
La sera ci compriamo il pesce (gamberoni, calamari, orata,
aragosta…) dal pescatore e ce lo facciamo cucinare da una baracca di fronte. Ci facciamo delle mangiate di pesce veramente storiche a due lire.

19 agosto

Siamo in partenza per Chennay (Madras) alla ricerca di un po’ di sole.
Ci spostiamo con la Air Deccan nello stato del Tamil Nadu, sulla costa orientale. In questo momento il nostro aereo ha 3 ore di ritardo e quindi mi trovo in aeroporto a scrivere questa “breve” email.

Alla prossima ragazzi, sperando che non mi odiate.

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Insomma, dove eravamo rimasti?

Se qualcuno e’ veramente
riuscito ad arrivare alla fine dell’altra email, beh complimentoni! :-)

In ogni caso la nostra esperienza continua e ci eravamo lasciati alle
3 ore di attesa a Cochin. Beh invece di 3 ore sono diventate 6 e vi lascio immaginare che l’aeroporto non avesse tutti questi svaghi con cui passare del tempo, quindi una volta visto l’unico negozio, aver contato gli scaffali, aver preso un bel chai (te’) a 1000 gradi celsius abbiamo cominciato a darci le martellate sulla testa.

In ogni caso
arriva il momento dell’imbarco e chiaramente i nostri bagagli sono oltre il limite massimo (15 kg a bagaglio). Il mio zaino pesa 12 kg, la borsa con il cadavere di proprieta’ di Baccolini ne pesa ben 26, insomma 8 kg sopra. La tipa al checkin, che con molta calma compila a penna tutte le singole carte di imbarco piu’ lo sticker del bagaglio, mi dice che dobbiamo pagare. A questo punto, vista la mia origine italiana/paracula, ci provo. Tiro fuori il mio tesserino di accesso a Fiumicino fatto per lavoro e mi invento che sono un tour operator che lavora allo scalo di Fiumicino di Roma e che vorremmo aprire lo scalo anche ad altre compagnie dell’Asia. La tipa non capisce una mazza, parla 3 parole di inglese (hello, passport,
please) e mi manda dal capo
scalo. Gli ripeto tutta la manfrina e alla fine gli imbastisco la cosa e mi fa passare i bagagli senza pagare nulla… bella svolta! Adesso dovro’ fare la stessa cosa al ritorno!

Insomma arriviamo a Chennay
alle 22.30, decidiamo di provare cmq ad
arrivare alla nostra
destinazione, Mammalapuram, 2 ore di pullman da Chennay.
In qualche
modo cerco di capire se c’e’ ancora questo bus che porta a Mammalapuram, mi assicurano che ci sono bus che h24 portano ad una destinazione ancora piu’ a sud e che fermano alla nostra meta.

Con il
mitico tuc tuc arriviamo a questa stazione di bus che dicono essere la piu’ grande dell’Asia. In effetti e’ enorme, immaginate Termini, raddoppiatela, invece dei treni mettetici dei pullman sfasciati degli anni 50, aggiungeteci circa 50.000 indiani e avete fatto la stazione di Kuyambadu. Ahhh no, mancano ancora un paio di tonnellate di immondizia sparse dovunque!

Qui la situazione e’ drammatica: i cartelli sono solo in hindu, non c’e’ un cristiano (anche perche’ sono induisti, ammazza come so’
simpatico!), dico uno, che parli inglese. Riesco a capire che la mia destinazione non si chiama Mammalapuram ma, dopo la ribalta dello spirito nazionalista indiano che ha fatto cambiare molti nomi delle citta’ nei nomi antichi (tipo Bombay in Mumbay), la mia destinazione e’ diventata Mabalipuram.
Insomma la scena alla stazione
e’ drammatica: autobus che vanno e
vengono da ogni angolo, bus pieni di
persone all’inverosimile, chi
scende in corsa, chi si attacca sempre in corsa da dietro, cho dorme sui tetti dei bus…
Chiedo a chiunque abbia
la parvenza di sapere un po’ di inglese come posso arrivare a Mabalipuram. Mi dicono tutti che il bus che porta la non c’e’, dovrei aspettare la mattina dopo oppure pregare l’autista che porta alla destinazione piu’ a sud di fermarsi solo per me.
Mission impossible:
l’autista non ci caga di pezzo.

Decidiamo quindi di fermarci la notte
a Chennay e di prendere il
pullman la mattina dopo. Ci rimbarchiamo nel tuc tuc per farci portare in un hotel della citta’ ma invece il tipo ci offre di portarci direttamente lui a Mabalipuram, 65 km da dove eravamo, per 11 euri.
All’inizio mi sembrava un’idea folle, fare 65 km di notte in tuc tuc con tutti i bagagli sulle gambe… da pazzi. Ma alla fine indovinate un po’? Ci siamo fatti 65 km di notte con il tuc tuc con tutti i bagagli.
Quando siamo arrivati ci hanno dovuti
rimontare pezzo per pezzo, un
altro km e mi buttavo sul ciglio della
strada in corsa pur di riuscire
a stendere le gambe!

Passiamo la notte
in un albergo cesso con dei materassi tremendi, tutti storti, fanno dei rumori assurdi al minimo movimento.

L’indomani ci mettiamo alla
ricerca di un hotel decente dove passare gli ultimi giorni di vacanza e alla fine troviamo un bellissimo resort sulla spiaggia in cui dedicarci al semplice relax.

Questi giorni, quindi, stanno trascorrendo veramente tranquilli, succedono bazzeccole rispetto al passato.

Ad
esempio oggi abbiamo preso un super motorino 100 della Honda con 4 marce per farci un giro nell’entro terra. Avra’ avuto si e no 25 anni, ma non e’ tanto questo il problema, quanto quello che ci si e’ spento in un posto dimenticato da Dio. A quel punto ho sfoggiato tutte le mie conoscenze sui motori, ovvero ho girato la chiave, ho spinto la pedalina, ho visto che non si accende: basta e’ rotto. Non ci sono soluzioni, e’ rotto (per fare il figo con Carlotta e fare finta di capirci qualcosa, ho anche smanettato con la levetta della riserva per 10 minuti, poi Carlotta pero’ mi ha sgamato… doh!) Pregando le poche persone che passavano sulla strada, ci siamo fatti spingere da un altro motorino per un paio di km fino al paese piu’
vicino dove abbiamo
trovato un meccanico di 11 anni che ci ha risolto il problema, una vera salvata! Si era rotta la candela, assurdo!

Anche se le giornate
assumono tutto un altro carattere, essendo in un bellissimo hotel, essendo in una localita’ turistica, la realta’ della poverta’ si presenta comunque.

Ho fatto amicizia con un ragazzo di 26 anni che parla benissimo l’inglese e sembra una persona veramente molto intelligente. La sua storia e’ forse molto normale per lo standard di un indiano.
Ha lsciato la scuola a 12 anni per lavorare. Attualmente:

alle 4 di mattina esce con la barca per pescare fino alle 10
– quando
rientra cerca di vendere ai turisti sulla spiaggia i suoi disegni
– la
sera fa il cameriere in un ristorantino sulla spiaggia Quando gli va bene, riesce a guadagnare 400-500 rupie, ovvero 6-8 euro al giorno che porta a casa dove ci sono 10 bocche da sfamare.

[inizio momento serio]
Insomma, quando senti queste storie capisci che alla fine nella vita e’
tutta questione di puro culo. Tu sei nato nel mondo bello, il mondo occidentale, quello ricco e adesso studi o lavori e fai una vita discreta.
Lui e’ nato nel mondo sfigato, quello che non lascia spazio a niente se non al semplice lavoro per riuscire a sopravvivere.
[fine
momento serio]

Vabbeh adesso sono diventato pesante, quindi per tornare alla mia normalita’ mi vado a sparare il guadagno di un mese di un indiano in una cena a base di pesce!

Alla prossima!

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