pompaggio per new york

tra poco meno di due mesi ci sarà la maratona di new york… ok, 42km a new york sono identici a 42km a roma o treviso o in qualsiasi altra parte del mondo… però stavolta il mio obiettivo non è banale. voglio scendere sotto le 3h, il che significa una media di 4’15″/km, o per chi non corre, significa fare 42km a 14,2km/h costanti… non è proprio facilissimo diciamo.

l’altro giorno mi sono imbattuto in questo bellissimo articolo di un runner, antonio baccu. mi sono riconosciuto in ogni sua singola parola, è pazzesco ma è proprio esattamente come dici lui, in tutto e per tutto…

eccolo a voi

E’ là in fondo, all’orizzonte, proprio come l’agognato striscione d’arrivo durante l’ultimo chilometro. La maratona che stai preparando comincia a essere… a tiro di calendario.
La preparazione si fa più intensa e, volente o nolente, “la prova” che ti attende diventa quasi uno sfondo. Una tela su cui, più o meno consapevolmente, proietti tutti gli avvenimenti della giornata.
L’allenamento mattutino, d’intensità crescente fino al picco delle tre settimane prima della gara, lo corri con la testa già lì, nella città che hai scelto e nella simulazione della corsa che ti vedrà protagonista.
“Troppo piano, non ce la farò mai a tenere quel ritmo”. O “troppo forte, mi stronco le gambe e mi rovino gli allenamenti successivi”.
“Madonna, che cattive sensazioni. Mi preparo da mesi e sono ancora a ‘sto punto? Disastro…”. Oppure “Oggi si vola, magari fosse oggi la maratona… Invece quel giorno chissà come andrò, che condizioni meteo ci saranno…”
Arriva il pranzo e ti mangeresti anche la tovaglia. Però c’è la maratona che ti aspetta. Più pesi e meno vai. Carboidrati, proteine, grassi, Omega 3, tutto nel giusto mix. Ma non troppo, per carità, se no chi li porta in giro tutti ‘sti chili?
Il lavoro si fa intenso? “Ho bisogno di riposo, domani ho un allenamento duro…”
E poi se piove “che rotta andare a correre”. Se fa caldo “non tengo il ritmo”, se l’allenamento è all’alba vorresti dormire un po’ di più, se è tardi “beati quelli che oggi hanno già corso…”
I chilometri da sobbarcarti aumentano e ti senti sempre più stanco e pieno di dubbi e dolorini assortiti.
Mandi a quel paese tutto? Ma sì, dai, una trasgressione, l’eccezione che conferma la regola…
Però non ce la fai. Addenti il dolce e senti subito quel senso di rimorso… Lo sfondo, ancora lo sfondo della maratona… Salti un allenamento e ti ritrovi a tormentarti: “Che idiota, con tutto quello che ho fatto fino ad ora… Mollare e rovinare tutto proprio adesso…”
E non ti aiuta il fatto che comunque non vincerai, che non sarai tu a correre dietro la macchina dell’organizzazione, che arriverai centesimo o millesimo e gli amici ti diranno: “Dai, però… Pensavo che fossi tra i primi. Con tutto quello che ti alleni…”
Sei tu contro te stesso, è il tuo tempo quello che punti a migliorare. Non puoi essere il baro e l’imbrogliato allo stesso tempo.
Così non lo sai, ma forgi il carattere. Metti le basi per quegli ultimi chilometri in cui non ce la farai più, ma sarà il cuore a sospingerti dove la testa e le energie non arriveranno.
Perché, come ha detto Alonso dopo l’incidente di domenica scorsa, che gli ha fatto rischiare la vita e perdere punti importanti nel mondiale di Formula uno, “Non c’è arcobaleno senza pioggia”. E non c’è maratona senza fatiche e rinunce, negli allenamenti e negli stili di vita.
Arriverà quel giorno, sta per arrivare, è sempre più vicino.
Nessuno ti obbliga a tirarti a lucido, a presentarti in gran spolvero, a dare il meglio di te già prima, non solo durante la gara. Nessuno ti obbliga, tranne te stesso.
Quella che porterai alla fine di quei 42 chilometri e 195 metri sarà una macchina perfetta, sfruttata fino all’ultima goccia di carburante.
Mi è già capitato, in 28 città del mondo. Tagli quel traguardo, sei allo stremo delle forze, ti bei della gioia di aver fatto appieno il tuo dovere, al meglio delle tue possibilità.
La prova è alle spalle, adesso c’è la cena degli sfizi a cui avevi rinunciato fino a qualche ora fa. Adesso spazio alle mangiate con gli amici, a quel bicchiere in più e a quella dormita fino a tardi che ti eri negato in omaggio allo sfondo, alla maratona.
C’è questo e molto altro, di bello, che ti aspetta. Perché sai che vieni dalla fatica e che quindi la corsa e i sacrifici ora ti ripagheranno con l’extragusto: la possibilità di godere, al doppio della gratificazione, di piaceri che per altri sono divenuti il pane quotidiano. Un pane che, giorno dopo giorno, proprio perché non guadagnato, perde appeal e sapore.
Ti guardi allo specchio, con quella medaglia appena conquistata, e ti senti magro, essenziale, senza un filo di grasso in più. E orgoglioso di te e del centesimo o millesimo posto che gli almanacchi ti hanno appena consegnato.
Sai bene che sono in arrivo meritati oltraggi alimentari e giorni che rovineranno, a colpi di grassi e calorie, quella macchina perfetta che oggi hai portato alla fine di una piccola odissea.
Così ecco quella vocina che non ti aspetti. La cacci, la rimetti a dormire sotto la tua coscienza tranquilla, ma sai bene che sarà una battaglia persa. Che non riuscirai a spassartela proprio fino in fondo, beato e sereno come ti eri immaginato.
Ancora lei, lo sfondo. Un nuovo progetto, una nuova maratona. Non sai dove, non sai quale, ma sei perfettamente conscio che è lì che ti aspetta, da qualche parte, sulle pagine di una rivista, in un sito internet, nelle chiacchiere con un amico. E non farà sconti, nel fisico e nell’anima, proprio come quella che hai appena finito.
Altre emozioni, altro sacrificio, altri traguardi, altre rinunce.
Adrenalina, endorfine. Non c’è pace, nemmeno quando ti slacci le scarpe dopo più di 42 chilometri.
Perché sei un runner, non dimenticarlo. E non puoi farci proprio niente.

 

Leave a Comment

*