resoconto della firenzemarathon

freddo, tanto freddo. è la prima parola che mi viene in mente se ripenso alla maratona di ieri. anche se ho fatto un supertempo (sempre per i miei obiettivi), il primo pensiero va cmq alla pioggia e al freddo patito prima, durante e dopo la corsa.
ma in come tutte le storie, partiamo dal principio.

svegli alle 6, colazione ricca di carboidrati e proteine (panino con formaggio e prosciutto, fette biscottate, thè), per poi dirigersi prima ai furgoni del deposito borse, poi all’area di partenza. appena usciti dall’hotel veniamo investiti dalla pioggia e dal freddo. l’organizzazione ci aveva dato la solita busta di plastica da metterci addosso, in più io avevo la tuta da imbianchino per coprirmi un po’ dal freddo, ma si sentiva cmq. ci facciamo 1km e mezzo per arrivare sul lungarno dove lasciamo le borse. da lì ci aspettava un altro chilometruccio per arrivare su a piazza michelangelo dove c’era la partenza. mi separo dagli altri e mi dirigo verso la mia griglia.

entro alle 8:25, la partenza era per le 9.15. quelli, insieme ai minuti del dopo gara che poi vi racconterò, sono stati i momenti più duri dell’intera gara, lo giuro. stare in griglia, fermo, al freddo e a prendere secchiate d’acqua senza poter far nulla è veramente devastante. facevano 2 gradi sopra lo 0 e l’acqua che ti veniva addosso arrivava prima sul bustone fornito dall’organizzazione, per poi scolare esattamente sulle scarpe. dopo un quarto d’ora che ero fermo in griglia avevo già le scarpe totalmente bagnate, così come i calzini. un freddo che non è descrivibile, tremavamo tutti come foglie.

finalmente arrivano le 9:15 e in lontananza si sente lo sparo… come al solito l’euforia è a 1000, vogliamo tutti cominciare a correre ma siamo tutti bloccati e cerchiamo di camminare piano piano verso l’arco della partenza. finalmente si parte, si comincia a correre, i primi 2km sono in discesa, io mi metto di lato per superare la massa che inevitabilmente si era formata. i primi km me li corro con la busta e la tuta da imbianchino, avevo troppo freddo per spogliarmi.
al terzo km mi tolgo tutto e corro con maglia a maniche lunghe, canottiera del triathlon ostia sopra e due paia di calzoncini.

la corsa va, sto bene, le gambe stanno bene anche se infreddolite, le mani un po’ meno, corro senza guanti perchè non li sopporto proprio. arrivo al 10imo km senza nemmeno accorgermene (intanto mi sono fermato già due volte a fare pipì, il freddo!). la pioggia è incessante, ti arriva addosso da ovunque, ogni 300mt mi devo pulire la faccia perchè grondo di acqua, i capelli sono totalmente fradici!

continuo la gara ad un ritmo anche superiore a quello che mi ero prefissato, e in effetti mi turba un po’ questa cosa perchè sono sicuro che poi li avrei pagati con tutti gli interessi verso fine gara.

il mio problema principale è che faccio quello che si chiama “l’elastico”, ovvero non riesco ad essere costante nel ritmo e accelero e freno spesso controllando il garmin… mi è stato detto più volte di aggregarmi ad un gruppo che fa il mio ritmo ma vi giuro che non l’ho trovato, o troppo veloci o troppo lenti… ad un certo punto però, becco una signora, mingherlina in canottiera, che faceva esattamente 4’40″/km, era un orologio svizzero. mi metto dietro a lei e mi dico “cara signora, tu oggi mi porti all’arrivo con questo ritmo, vedi che poi fa’!”

la seguo per 2/3km ma poi niente, non ce la faccio, mi riscappa la pipì… in tutta la gara mi sono fermato 6 volte a fare pipì dal freddo, pur avendo bevuto pochissimo! non mi era mai capitato!

persa la signora, cerco qualcun’altro che faccia il mio ritmo ma non riesco a trovare nessuno. intanto i chilometri passavano, il freddo continuava imperterrido, così come la pioggia. c’erano dei tratti, sul lungarno, dove tirava un vento che sembra che qualcuno ti spingesse la testa contro il verso di marcia… ‘tacci che freddo!

arriva la mezza, 21km, il tempo segnava 1h40m, era però il tempo dello sparo a cui dovevo sottrarre almeno un paio di minuti visto che c’avevo messo un po’ ad arrivare effettivamente sotto l’arco della partenza. quindi mi sono rincuorato, il tempo era buono ed era un po’ sotto a quello che mi ero prefissato, quindi perfetto. il punto era tenerlo fino alla fine. sapevo che al 35imo sarebbe arrivata la botta, ma intanto non me ne preoccupavo.

verso la mezza speravo di incontrare valeria e barbara che avrebbero poi dovuto tirare fino alla fine gli altri del triathlon ostia… mi guardo intorno e non vedo nessuno dal 20imo al 25imo… ho immaginato che non fossero ancora arrivate come poi effettivamente mi hanno detto dopo.

arrivo al 32imo, le gambe sono ok, ho molto freddo alle mani, così freddo che ho difficoltà a prendere il gel che avevo nei pantaloncini, non riesco a chiudere bene il pollice, veramente assurdo! incontro sul percorso un signore che mi chiede di tirarlo un po’, è di roma e mi dice che mi ha seguito per una decina di km. perfetto, lo sprono, gli dico di non mollare, di non pensarci e così andiamo avanti per 2/3km. poi però vedo che non ce la fa proprio più, allora mi dice di andare e io lo mollo, avevo ancora benzina e non potevo mollare.

al 38imo mi prende un po’ la botta. vuoi il freddo, la stanchezza, i muscoli pesantissimi, soprattutto i quadricipiti, psicologicamente mi abbatto un po’. ma dura poco, dura 500mt, poi mi dico “cazzo, non sei arrivato fino a qua per rallentare ora, stringi i denti e non rompere i coglioni che sei arrivato! mancano solo 4km”.

così gli ultimi 4km li corro per inerzia ma riesco a mantenere i tempi giusti. la strada è tutta dissestata, è il centro di firenze e i marmittoni sono tutti sconnessi, per correre è un po’ un dramma. in più ci sono le pozzanghere ovunque, alcune coprono anche le buche, la storta è dietro l’angolo.

arrivo al 41imo km e chi ti becco? la signora che avevo lasciato alla seconda pipì della gara… mitica! l’avevo detto che mi doveva portare all’arrivo!!!

ci siamo, 42km, mancano 195mt, vedo l’arco a piazza santa croce, accelero un po’, arrivo, fermo il garmin che mi dice 3h 17m 26s… da paura!!!

subito dopo mi fermo, mi piego un attimo per riprendermi, non mi sentivo più le gambe e le mani… sento però la voce di carlotta che mi chiama, bellissimo… era all’arrivo, non ci avrei mai creduto che fosse riuscita a vedermi e trovarmi, mi sono pure un po’ commosso, vuoi per carlotta, vuoi per il tempo che ho fatto in quelle condizioni atmosferiche proibitive, vuoi la gioia di essere cmq arrivato… insomma, l’arrivo di una maratona è qualcosa da vivere in prima persona, descriverlo è assai difficile!

dopo l’arrivo è iniziata un’altra gara, quella a non sentirsi male! pioveva, faceva freddo, il sudore si era congelato addosso e per quanto mi avessero dato la coperta termica, tremavo come una foglia. dall’arrivo ai furgoni del deposito borse ci sarà stato 1km… c’avrò messo 15 minuti a farlo, ero stremato! sono arrivato al furgone, mi sono cambiato e mi sono un minimo ripreso… fino a quando però non sono riuscito dal tendone-spogliatoio e ancora al freddo e sotto la pioggia mi sono dovuto fare un altro paio di km per arrivare all’hotel che, seppur centrale, era difficilmente raggiungibile per via del percorso della maratona.

mamma mia, che freddo che ho sentito, mi stavo sognando una doccia bollente ad ogni passo che facevo, ero veramente arrivato alla frutta. per farvi capire, di 10.400 iscritti se ne sono ritirati 2.800, non era mai successa una cosa del genere! enrico, un mio compagno di squadra che si è ritirato al 30imo km, mi ha detto che sotto il tendone della croce rossa, insieme a lui c’erano un’altra 60ina di persone, tutte ferme e in ipotermia… insomma un po’ estrema ‘sta maratona!

arrivati finalmente in hotel mi sono fiondato nella doccia e ho riacquistato sensibilità a mani e piedi: ho sentito tutto formicolare. a quel punto ho aspettato il resto della ciurma che è arrivata dopo un po’… maruska è arrivata praticamente in ipotermia, non riusciva neanche a prendere la borsa!

cmq, la maratona è sempre la maratona. e poi riporto una frase letta su una maglietta di un maratoneta:

“il dolore è temporaneo, la gloria è per sempre!”

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