Archive for aprile, 2009

vespa in terra sabina

ieri siamo stati insieme agli amici omd (ogni maledetta domenica per chi non lo sapesse) in terra sabina. bellissimo giro che è partito dalla via salaria, per raggiungere farfa con la sua bellissima abbazia, per poi giungere sulla diga del lago di turano.
pranzo da matrimonio dove abbiamo mangiato di tutto e di più per poi tornare all’ovile alle 6.30 circa.
insomma, circa 200 e passa chilometri in ottima compagnia, su strade molto suggestive, piene di curve e di panorami mozzafiato

in un bagno del comune di crotone

ho trovato scritto “vietato l’accesso a napolitano”, proprio sopra la tazza del cesso!!! ma che significa? la gente sono matti!!!

venduta!

ho venduto il 50ino… veramente a malincuore! è un gioiello solo che non faceva più di 40 all’ora… sigh sigh!

cmq no problem, ho già preso la sostituta che a tempo debito vi presenterò :-)

terremoto

siamo stati tutti scossi dal terremoto in abruzzo, da quanto 20 secondi possono effettivamente cancellare vite, case, beni materiali e immateriali di migliaia e migliaia di persone.

da quel giorno, decine di trasmissioni televesive e radiofoniche hanno fatto la gara a pubblicizzare vari metodi per donare soldi alle vittime di questo disastro: sms, telefonate, conti correnti, bollettini postali… personalmente ho donato qualcosa ma non da subito. ci ho riflettuto bene prima di dare qualche soldo per vari motivi, alla fine però ho “ceduto” e la mia buona azione l’ho fatta. perchè non l’ho fatto subito? perchè ho pensato a come questi soldi saranno usati, se effettivamente andranno a chi ne ha bisogno o se sarà il solito “magna-magna” all’italiana, come tante volte purtroppo è successo.

poi ieri mi sono imbattutto in un articolo con il quale mi trovo completamente d’accordo. l’editoriale è stato scritto da un ragazzo della mia età siciliano che a differenza mia, non ha “ceduto”. ve lo riporto completo, penso che faccia riflettere molto.

di Giacomo Di Girolamo

“Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come …

… una bestemmia.
E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.”

schiamazzi notturni

sabato sera siamo andati a fare un addio al celibato ad un nostro amico. la serata era iniziata con una cenetta, poi art cafè e poi siamo andati a fare un giro a via veneto.
la vera storia inizia a questo punto, con tre del nostro gruppo che, visto che si cagano sotto, chiameremo con nomi inventati, ovvero “jamal”, “ragazzo inglese con la i senza y” e “i don’t find this correct, though”.

all’incirca alle 3.30 di mattina, “i don’t find this correct, though” decide che deve pisciare a tutti i costi e in quel preciso momento. considerate che eravamo a via veneto e chiaramente non è che ci fossero anfratti dove poter pisciare; oltretutto era pure pieno di telecamere di videosorveglianza… insomma non era il massimo per fare due gocce. abbiamo tutti provato a convincerlo che non era il caso, che magari potevamo entrare in un locale ma niente, si era impuntato che doveva pisciare.

a quel punto “i don’t find this correct, though” gira un angolo, tipo via sardegna, e si mette in mezzo ad un muro di un palazzo e piscia. come poteva “jamal” non fare altrettanto? in meno di 4 secondi la scena è la seguente: palazzo iperelegante di via veneto imbrattato da liquido ammoniaco di “jamal” e di “i don’t find this correct, though”. gli altri, compreso il sottoscritto, si erano allontanati e avevano lasciato i due malati di prostata e “ragazzo inglese con la i senza y”, che però non orinava, più indietro.

finito l’espletamento, “i don’t find this correct, though”, dall’alto dei suoi 30 anni fa “oh rega’… citofoniamo citofoniamo, sai che figo?”. neanche il tempo di far rispondere gli altri due che a mano aperta schiaccia tutti i possibili bottoni del citofono del palazzo (erano le 3.35am) e comincia a scappare. chiaramente gli altri due fanno altrettanto e cominciano a correre. esattamente 3 secondi dopo da una via laterale esce una punto dei carabinieri con le sirene accese che gli si pianta contro. ragazzi miei, una scena belissima, ci ha veramente svoltato la serata. cioè, sai quelle cose che ti rendono veramente felici, quelle cose per cui dici “la vita è veramente bella”… beh questa è una di quelle!

a quel punto i tre malandrini cambiano subito espressione e cominciano a sbiancare. la cosa più figa è che “ragazzo inglese con la i senza y” non aveva fatto veramente nulla ma stava vicino a loro e insieme a loro era scappato! insomma, escono i due carramba e fanno “favorite i documenti…” poi guardando “jamal” che ancora stava un po’ ridendo e non riusciva a smettere gli fanno “lei, abita per caso in quel palazzo dove ha citofonato?”… considerate che solo il citofono di quel palazzo costa quanto la macchina nuova di “jamal”, una fiesta con vetri oscurati, una cafonata che nemmeno quelli di “pimp my ride” di mtv sarebbero riusciti a fare. insomma “jamal” fa: “come? non ho capito…”, in pratica come i bambini che quando imparano le tabelline e tu gli chiedi “quanto fa 7 x 5″ loro ti rispondono “7 x quanto? non ho capito” e intanto pensano al risultato… “jamal” non sapeva che rispondere e quindi con la faccia da culo che si ritrova fa “uuhh non ho capito”.

quando il carramba chiede il documento a “ragazzo inglese con la i senza y” lui risponde “ma io non ho fatto assolutamente nulla”… il carabiniere non se lo strafila di pezzo e gli fa “si si, certo, intanto mi dia i documenti”. da quel momento in poi sono stati attimi bellissimi raccontati successivamente da “i don’t find this correct, though”. sembrebbe che quando i carabinieri hanno visto l’età dei tre furbetti del quartierino uno se ne sia uscito con “manco mi’ nipote de tre anni fa ‘ste cose” (e grazie, non c’arriva ai citofoni!)

sembra pure che “ragazzo inglese con la i senza y” si sia cagato talmente sotto che, non avendo più appigli a cui attaccarsi per difendersi abbia fatto “guardi, io lavoro in ford italia”… no comment

sembra pure che “i don’t find this correct, though” abbia fatto pippa dicendo “uhh uhh ci scusi, abbiamo fatto una cavolata, non lo facciamo più…”

insomma, una scena da memorabilia, di quelle che valgono veramente 1000 punti.

purtroppo non avranno conseguenze penali e tutto si è risolto all’italiana… d’altronde cosa ti puoi aspettare da un paese dove non c’è la certezza della pena? questi criminali continueranno ad essere a piede libero, a disturbare le notti di noi cittadini onesti e a pisciare sui nostri portoni, i portoni di persone che pagano le tasse e che vanno a lavorare il giorno dopo!

10km in 45′ netti

oggi ho partecipato ad un’altra garetta… una 10km ad ostia chiamata “run for organ donation”.

il mio finto coach marco, che oltretutto oggi non c’era nemmeno a gasarmi, mi ha incitato con un sms… che amarezza! l’sms diceva “oh ci ho pensato, devi fare 4’30” al km, ce la puoi fare”

considerando che in allenamento faccio 5’15″/5’30” al km, fare 4’30” era veramente “challenging” come dicono quelli bravi.

insomma, obiettivo centrato in pieno! ho corso 10km in 45′ netti, ovvero 4’30” al km di media… mica male no?