Archive for marzo, 2009

roma-ostia: 1h 48m con alluce rotto… nembo kid nun è nessuno

ieri ho fatto il battesimo ufficiale della corsa, ho partecipato alla mia prima gara da iscritto, la roma-ostia, ovvero 21km e 97metri. mi stavo allenando da circa 6 settimane quando 3 settimane fa mi sono rotto l’alluce. per due settimane non mi sono allenato, poi ho ripreso due allenamenti la scorsa settimana e poi ieri c’è stata la gara. quindi il risultato di 1h e 48m (e vabbeh, pure 51 secondi) non è affatto malaccio.
il mio obiettivo era scendere sotto le due ore, quindi ben 12 minuti sotto il mio obiettivo mi rendono fiero di me stesso!

l’appuntamento era alle 7.15 alla stazione stella polare di ostia, con marco e gli altri della triathlon ostia. alle 7.27 ci siamo messi sul trenino che ci ha portato al palazzetto dello sport. la partenza era divisa in sei griglie, ognuna delle quali partiva a circa 5minuti dalla precedente. io chiaramente ero nell’ultima! alla partenza faceva un freddo cane, tanto è vero che pur avendo fatto pipì mi riscappava da morire… solo che ero in griglia, gente ovunque, mancavano solo pochi minuti alla partenza, non potevo veramente andare. mi sono detto “vabbeh, mi passerà, ora inizio a correre e poi mi passa”

ore 9.40, si parte! un fiume di gente scende dalla colombo verso euroma2 in discesa, veramente un botto di persone di tutte le età; si sentono solo gli applausi della gente sul bordo strada e dei corridori che, ancora freschi freschi, strillano, gridano, si incitano a vicenda. all’inizio c’è la calca più totale, non si corre, si cerca di evitare gli altri corridori che o ti superano o che devi superare… è tutto uno slalom tra centinaia di persone che come te stanno facendo a lora volta il proprio slalom. solo al secondo chilometro si comincia a correre più tranquilli, ognuno ha i propri spazi e ognuno può fare la propria gara.

come dicevo prima, mi scappava troppa pipì e chiaramente la corsa non ha fatto che peggiorare la situazione. ad ogni singolo passo la cosa peggiorava, mi dovevo fermare assolutamente ma non era semplice. si corre sulla colombo, quindi sia a dx che a sx c’è il guard rail. nei pochi incroci ci sono le strisce di plastica della polizia che non fanno passare e poi obiettivamente non c’è molta privacy. al quinto km mi sono detto “o ti pisci addosso o ti fermi e pisci da qualche parte”. ho optato per la seconda, mi sono fermato sul guard rail, con la gente che mi passava a mezzo metro, e ho espletato tutto quello che dovevo espletare… mamma mia che soddisfazione! e cmq, per essere precisi, dal momento in cui ti fermi al momento in cui il tuo cervello dice alla prostata “ok, via libera” passano diversi secondi e tu dici “oh, allora? non ti scappava? e dai no! stai facendo una gara!”. insomma si perde un bel po’ di tempo, cosa che non avrei creduto.

dopo questa sosta dovuta mi sono messo dietro il pace maker da 1h e 50m. ah già, dimenticavo! chi è il pace maker? i pace makers sono degli atleti esperti che corrono con una bandierina con sopra riportato il tempo di arrivo, ovvero danno l’andatura per arrivare nel tempo segnato sulla bandierina. ci sono i pace maker da 1h30m fino a 2h, due pace makers ogni 5 minuti. oltre a dare l’andatura ti parlano e ti incitano, ti dicono cosa fare e cosa non fare, quando tirare un po’ di più e quando non si deve strafare… insomma quelle piccole cose che aiutano veramente tanto la psiche del corridore. anche se all’11°km, quando il pace maker ha fatto “dai, metà gara è finita, su su!”, io c’ho riflettuto un attimo e ho avuto 10 secondi di scompenso pensando che mancassero ancora 55 minuti alla fine. poi però mi è passata e al 12°km mi sentivo ancora fresco. a quel punto ho preso e mi sono staccato dal pace maker, pensando nella mia testa di poter raggiungere il pace maker da 1h e 45m (cosa impossibile, però ci ho creduto!), infatti qualche km più avanti mi sono visto raggiungere nuovamente dal pace maker di 1h e 50m… “vabbeh”, mi sono detto, “stavolta lascio stare il pace maker da 1h e 45m!”

parliamo dei rifornimenti: ogni circa 5/6km c’era un rifornimento, ovvero un tavolo pieno di bicchieri con dentro acqua semplice. la scena è questa: tu stai correndo, hai sete, sai che non ti puoi fermare, quindi devi prendere il bicchiere nel più breve tempo possibile e continuare a correre. cosa semplice, direte voi. il problema è che la stessa cosa la pensano almeno qualche altro centinaio di persone che come voi sta cercando acqua. c’è una calca assurda, volano bicchieri, acqua da tutte le parti, bicchieri per terra su cui si inciampa… una bolgia insomma. in qualche modo riesci a prendere il tuo bicchiere, ce l’hai in mano finalmente, ora basta portarlo alla bocca e bere, come hai fatto almeno qualche milione di volte. prendi il bicchiere, te lo porti alla bocca e sì e no riesci a bere 15ml di acqua, il resto ti arriva in faccia, negli occhi, ti entra nel naso… insomma è impossibile bere in corsa!
al 16° km, oltre all’acqua, c’erano spicchi di arance. avevo una voglia matta di zuccheri, avevo avuto un calo e lo stavo sentendo… mi avvicino al tavolo, con una mano afferro quanti più spicchi possibili, ne sento almeno 4 o 5 in mano. vado per alzarla e sento che me ne sfugge uno, un altro, un altro ancora… cazzo! me ne era rimasto solo uno in mano… stavo rosicando a bestia. però che goduria anche il singolo spicchio in quelle condizioni… che bello!

a questo punto arrivo alla rotonda, dove c’è l’arrivo della gara. il problema è che arrivando dalla colombo per finire la mezza maratona bisogna girare a destra, sul lungo mare, fino al plinius e poi tornare indietro, insomma mancano ancora ben 4km e qualcosa… e non sono pochi! lì c’è il vero dramma psicologico, pensi di essere arrivato e invece manco per niente… anzi mancano ancora 4km e sono veramente tanti in quello stato fisico e mentale. non solo, sul lungomare c’era un vento di 30km/h, pesava molto sulle gambe.

andando verso il plinius vedevo dall’altra parte della strada le persone che correvano verso l’arrivo, verso la rotonda di ostia e mi dicevo “dai cazzo, ce la devi fare, dai dai!” solo che ogni 100mt pensavo: “dai, ora c’è il giro di boa, ora c’è il giro di boa…” e invece questo giro di boa non arrivava mai. dopo un po’ finalmente il giro di boa è arrivato e appena abbiamo girato sul lungomare ci siamo trovati un vento contro di 30km/h, una cosa assurda. ho corso gli ultimi due km con vento e pioggia contro, stavo veramente stirando!non si arrivava più, vedevo in lontananza il gonfiabile dell’arrivo ma era sempre più lontano! alla fine sono riuscito ad arrivare e mentre passavo sotto l’arrivo il cronometro segnava 1h 48m e 50s… spettacolo!

appena arrivato le gambe continuavano a camminare da sole, non me le sentivo più, sentivo solo qualche dolore muscolare ma seriamente andavano da sole. mi sono subito preso una coperta termica e il pacco di fine gara con un po ‘di frutta e zuccheri vari. all’arrivo ho rivisto marco, il bastardo ha chiuso in 1h e 23m ed era fresco come una rosa, ‘tacci sua!

il brutto è arrivato dopo, ci siamo dovuti fare 3km a piedi per tornare alla stazione stella polare per riprendere le macchine con un freddo cane, vento e pioggia a go-go… fidatevi che dopo 21km farne altri 3 è come scalare il K2, almeno per me… gli ultimi 20mt li ho fatti per inerzia, mi stavo veramente cagando sotto dal freddo.

in ogni caso, essere riuscito a fare 21km di gara con questo tempo per me è proprio un’impresa… qualche anno fa non avrei mai creduto di riuscire a fare una corsa lunga 21km, erano un numero inconcepibile. arrivare a fine gara è una delle soddisfazioni più belle, ti riempie di contentezza e ti fa sentire veramente più forte. è difficile spiegare perchè uno corre, perchè si sveglia la mattina e va ad allenarsi prima di andare in ufficio, perchè torna la sera e invece di sbracarsi sul divano si mette la calzamaglia e comincia a correre da solo come i matti. la prima risposta che mi viene è “perchè no?” ci sono un sacco di persone che non possono, io che posso lo faccio.
una seconda risposta è “perchè mi fa sentire veramente meglio e soprattutto migliore”; fare una corsa da solo di mattina presto, alzarsi anche quando non ti va per niente e andare a correre significa forse essere anche un po’ matti. quando corri liberi completamente la testa, ti scarichi di tutte le tensioni della giornata, fatichi, sudi, ti stanchi da morire ma alla fine stai di un bene che non provi in altre situazioni. sei morto, sei distrutto, però stai da dio.

la vita sul letto

questo è un video che dire fighissimo è poco! fatto tutto con la tecnica dello slow motion, è bellissimo!

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Her Morning Elegance / Oren Lavie

saluti da miami

il nostro caro amico frizio è andato a trovare l’altro malato di lollo a philadelphia e chiaramente non potevano perdersi lo spring break a miami.

ecco la cartolina che abbiamo ricevuto (carlotta mi ha espressamente vietato di scrivere che cosa hanno scritto dietro, però se siete curiosi cliccate sulla cartolina e si apre più grande!)

oltretutto fabrizio è pure mio testimone… ma che speranza c’ho io secondo voi?!

tackyweddings.com

c’è un sito che raccoglie i matrimoni più trash che esistono sulla faccia della terra con tanto di foto ipertrash! è veramente da vedere!