effetto wii

a natale bacco mi ha regalato la wii… girando per la rete ho beccato questo articolo che rispecchia esattamente quello che mi è successo i primi giorni; c’è da scompisciarsi dalle risate!

da “il sole 24 ore

“Sono anni che faccio sport quasi quotidianamente, con ottusa e tossica determinazione. Appartengo a quella schiera di sportivi compulsivi che se c’è il sole si va a correre, se piove o nevica meglio ancora. Con il sereno ci vanno tutti, con le intemperie siamo in pochi, ci riconosciamo, ci salutiamo. In anni che faccio sport in condizioni climatiche proibitive non mi sono mai ammalato. Non ho mai avuto uno strappo muscolare o una lussazione. Poi ho trascorso una serata a gareggiare con quattro ragazzini di dieci anni alla wii e mi sono strappato la spalla destra. Sono quattro giorni che ho la febbre, la bronchite mi fa fischiare i polmoni, gli amici mi guardano con commiserazione.
Dopo il Natale 2008 e alla faccia della crisi, pagando in contanti o indebitandosi pur di metterci le mani sopra, molte famiglie si sono lanciate sulla wii. Per questo ho voluto provarla anch’io. La wii è una sorta di simulatore di sport da salotto tutt’altro che economico, un surrogato dei campi sportivi al tempo del l’apocalisse. Per l’esatteza è un videogioco, una consolle con la quale i bambini si confrontano agonisticamente con dei pupazzi dentro la tv, brandendo in mano una specie di cornetta e utilizzandola di volta in volta come fosse una racchetta da tennis, una palla da bowling, una mazza da golf. Con movimenti che sembrano la caricatura di quelli che farebbero sul campo di gioco. Oltre alla cornetta esistono anche altri supporti, tra cui una specie di piattaforma da mettere in terra e su cui salire per simulare altre attività.

La wii però non è di sola pertinenza dei bambini. Nell’epoca della dissoluzione dei conflitti tra le generazioni, la dialettica tra padri e figli si inscena nei salotti dei nostri appartamenti. I figli finiscono trionfanti ogni partita, genitori e nonni si lasciano cadere doloranti sui divani, gli occhi spalancati, i capelli in aria e la minaccia dei compiti come unica via d’uscita per non abdicare del tutto al principio dell’autorità. Ho trascorso una serata a farmi umiliare da quattro ragazzini a ogni sport che ho simulato dentro il salotto. Era tutto così mortificante che non esultavano nemmeno più. Mi guardavano come dire che ce l’avevano messa tutta, per non vincere. Ogni tanto, quando ero esausto, scappavo in cucina tra gli adulti. Lì ferveva un gran dibattito sugli elettrodomestici che ciascuno dei presenti possedeva. Noi abbiamo la macchina per fare il pane e l’affettatrice. Noi la macchina per fare il pane no, ma abbiamo quella che trasforma l’acqua dell’acquedotto in acqua gasata, guardala lì, senti che buona. Poi comunque anche sulla macchina del pane bisognerebbe discutere, perché ci sono quelle che ti preparano anche la pasta per la pizza, e quelle che invece fanno solo il pane. Noi abbiamo la vaporiera, ma la usiamo tantissimo. Sarebbe bello comprarci il bimby, con il bimby si fa tutto. E la gelatiera? Dalla cucina poi tornavo in salotto richiamato dai quattro ragazzini che mi dicevano che se non giocavo l’articolo lo scrivevano loro.

Così ho giocato prima a tennis. È stato a tennis che mi sono fatto male alla spalla, con un rovescio pensato come se avessi in mano una racchetta, ho lanciato il braccio, ho sentito una fitta, ho fatto finta di niente. Poi ho perso stoicamente quasi ogni partita, stringendo i denti, esultando ogni volta che ho fatto un punto. Al pugilato dovevo fare così pena, ai miei sodali, che mi hanno fatto combattere al primo livello, quello dei negati e degli adulti. Era così basso il grado di difficoltà, che i pugili contro cui combattevo avevano gli occhiali, il che dava la misura della considerazione che avevano di me i miei avversari. Anche contro i pugili quattrocchi, comunque, ho dovuto penare. A bowling i miei lanci pendevano a sinistra, mai fatto uno strike. Non so come fosse possibile, lanciavo in avanti la cornetta, la palla andava storta. Peggio di me, soltanto una mia piccola avversaria, che lanciava ostinatamente e sadicamente la palla contro il pubblico, che saltava dolorante o indispettito. Al golf, infine, ho totalizzato il record negativo. Complice la spalla che ormai non sentivo più, e forse anche a causa dello stordimento per la cena, ma insomma la pallina la lanciavo sempre in mezzo agli alberi, tra l’erba alta, e comunque lontanissimo dalla bandierina. La serata si è conclusa così, con questa mia totale disfatta tecnologico/sportiva. Tutto è finito con la mia spossatezza, il mio infortunio e il loro trionfo così smaccato e iterato da rasentare la noia più totale.

Così, ammutolito sul divano, ho pensato che finiremo tutti bianchicci, con incarnati da salotto, a fare sport in questo modo. Almeno fino a quando non inventeranno i simulatori di aria buona, quelli di sole, di pioggia e di neve. In parte li hanno già inventati. Poi ho pensato che poco per volta non avremo più bisogno di nessuno, potremo finalmente murarci vivi dentro casa. Il mondo, che resti fuori, e non disturbi il nostro sonno. Tennis, ci giochiamo in casa. Golf pure. Il pane ce lo facciamo, la pizza anche, compriamo un prosciutto enorme e ce lo affettiamo giorno dopo giorno con gusto e parsimonia. L’acqua gasata è un attimo. Abbiamo tutto, non vogliamo più nessuno. Siamo pronti per la fine del mondo.”

cmq per la cronaca ora sono arrivato a 1914 come livello a tennis… e andiamo!

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  1. effetto wii | noiduepercaso

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