risorse “disumane”

La maggior parte di chi legge sa che Carlotta si occupa di selezione del personale e formazione per la nostra azienda. Pochi però conoscono il prodotto di questa selezione e le accurate procedure che portano alcuni individui quantomeno bizzarri ad aggirarsi sperduti per i corridoi del call center.

Il processo di selezione si apre con un primo colloquio telefonico in risposta all’invio di un curriculum. Il testo della chiamata prevede due domande fondamentali.

La prima è: “Ha avuto qualche esperienza nell’ambito del call center?”, ed è totalmente inutile perché spesso nella telefonata si sente Carlotta andare avanti senza neanche aspettare la risposta, o nel migliore dei casi se il candidato risponde: “Nessuna…” lei replica con entusiasmo: “Perfetto!”.

La seconda domanda è molto più inquietante e fa pensare. Il povero candidato si sente domandare:”Cosa la ha spinta ad inviare il curriculum…?”.

Spesso ci chiediamo quale sia la giusta risposta a questo quesito… non so per esempio “non avevo nulla da fare”, “mi è scappato”, “in realtà pensavo fosse l’IBM”, “mi annoio durante il giorno”, “lo faccio per aiutare chi è meno fortunato di me”, “tutto è cominciato come un gioco e invece eccomi qua” oppure più semplicemente “cerco di lavorare perché mi servono soldi”.

Passato dunque questo primo “filtro” , (pensate chi non lo passa…) si passa ad un primo colloquio dal vivo.

Solitamente i candidati aspettano seduti sui divanetti per ore, con facce basite, chiedendo a chiunque passi di lì: “scusi, io avevo un appuntamento con la Dottoressa Baccolomini,Bicchierini,Barchettini… non mi ricordo…”.

Noi tutti pensiamo che quelle lunghe attese servano in realtà come violenza psicologica, che Carlotta usa per spaventare quei poveri personaggi.

Quando alla fine decide che il pollo è abbastanza cucinato si avvicina con passo veloce e deciso, e quel poveretto in meno di un secondo, dal nulla più totale, si trova Carlotta di fronte, con un sorriso che nemmeno a Shining, che gli dice perentoria: “Salve sono la Dottoressa Baccolini, lei è qui per un appuntamento?”. Il poveretto annuisce (spesso perché non è in grado comunque di fare altro), “Prego si accomodi” dice Carlotta dirigendosi verso la sala riunioni apposita. Il candidato non riesce mai a stare al passo con la nostra selezionatrice, che camminando fa 50 all’ora, e quindi spesso si mette a correre per stare abbastanza vicino a lei da sentire quello che sta dicendo. E’ proprio in quel momento che Carlotta da il meglio di se, nell’intrattenimento in situazioni di imbarazzante circostanza. E’ ormai da anni che ogni volta che la sentiamo passare per i corridoi ripete ad ogni nuovo candidato la stessa domanda: “Ha avuto difficoltà a trovare la zona?”. Ma quale zona ci chiediamo noi? Via Laurentina 750?.

Ma ora leggendo altri articoli su questo blog, ci spieghiamo meglio il senso di questa ossessione sulle strade.

Passato anche il filtro del primo colloquio si procede con un nuovo incontro, nel quale viene presentata brevemente l’azienda (4 ore!!!) ma soprattutto, il momento più importante della valutazione. Da qui si decide il tuo futuro in azienda. Dall’attenta analisi che Carlotta farà di come rispondi a questo acuto test: il gioco della palla. Ebbene sì, non dovete assolutamente sottovalutare l’importanza della palla. Tutti sono capaci di valutare una persona con un normale colloquio, con domande di routine. Ma noi usiamo tecniche avanzatissime, di profonda conoscenza comportamentale. La procedura (credo che ci sia anche una certificazione ISO a riguardo) è la seguente: Carlotta prende una palla, dice, “Cominciamo a conoscerci”, (ma chi ti vuole conoscere, io voglio lavorare e possibilmente guadagnare, pensa il candidato), tira la palla ad una persona e gli fa una domanda personale, questo deve rispondere e poi tirare la palla ad un altro individuo che a sua volta risponderà.

E’ proprio così, la sottile psicologia che si nasconde dietro al lancio di una palla è la vera base della nostra azienda.

Cristiano

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